L'origine del borgo di Cacia in forma stabile è da ricercarsi probabilmente
nell'Alto Medioevo: in particolare, fin dal X secolo sembra che il Feudo di Cacia
fosse, sotto i Marchesi di Torino, una ragguardevole Corte con distretto suo proprio.
Stando alle parole di illustri studiosi, si può dire che già prima
dell'anno mille a La Cassa esistesse uno stanziamento stabile, con un castello posto
forse già sul colle dove poi sarebbe sorta la "Torrassa",
e due piccoli borghi: uno ai piedi del castello e l'altro sul colle dove sorge ora
il Truc di Miola.
Intorno all'anno mille il feudo entra a far parte dei domini dell'Abbazia di San Michele della Chiusa che nel 1083 lo concede in dominio per proprio conto ai Visconti di Baratonia che probabilmente costruiscono un Castello sul colle che sovrasta il borgo.
Nel 1347 il feudo viene ceduto ai Savoia e nel 1358 giungono a governare i Provana
di Carignano, fedeli vassalli dei Savoia, che acquistano il feudo insieme alla terza
parte di Coazze. Il paese è stato appena messo a ferro e fuoco da Amedeo
VI, in lotta con il cugino ribelle Giacomo di Acaia, di cui i Baratonia erano vassalli.
Mentre viene smantellato il castello di Baratonia, viene probabilmente distrutto
anche quello di Caccia. Di esso resta solo la torre principale che viene restaurata
e utilizzata come fortificazione esterna e poi campanile. La nuova Rocca di cui
vediamo oggi i ruderi, viene edificata negli anni 1360/1370 dai Provana che domineranno
il feudo fino al 1576.
Ma il periodo di maggior floridezza è già trascorso con il tramonto
dei Baratonia. Essa aveva al suo interno tutto il necessario per la sussistenza,
anche in caso di assedio, si trattava di un sistema di difesa non molto raffinato
ma abbastanza complesso, adatto ad accogliere la popolazione del Borgo nei momenti
di pericolo. Infatti, oltre alla struttura che oggi possiamo ancora vedere, esisteva
tutta una serie di terrapieni esterni, che formavano una seconda cinta difensiva.
Il borgo venne ad organizzarsi nella forma definitiva nel secolo XIV: fu costruita
la chiesa di San Grato, proprio ai piedi della nuova Rocca; attorno alla chiesa
si disposero le abitazioni del Borgo, in pietre e fango; entrarono in funzione un
mulino ed un battitoio per la canapa, coltivata lungo il torrente Ceronda. Intorno
alla metà del cinquecento, tra il 1554 ed il 1558, durante le lotte tra francesi
e spagnoli per il possesso del ducato di Savoia, il paese dovette essere saccheggiato
più volte ed il castello seriamente danneggiato, in questi anni furono definitivamente
distrutti i castelli di Baratonia e Givoletto. Intorno al 1590 i Ferrero, nuovi
signori succeduti ai Provana, restaurarono la Rocca che, stando al Catasto della
"Communità della Cazza" (conservato nell'archivio comunale) risulterebbe
integra con la fortificazione esterna pienamente efficiente, da questo catasto ricaviamo,
per la prima volta i nomi delle "regioni" in cui era diviso il territorio del Feudo
(nomi per la maggior parte conservati ancora oggi).
Nel 1598 ai Ferrero subentrano i Maino. Nel 1621 il conte Teodoro Duca di Moncalieri
sposa la contessa Angela Maino ottenendo i diritti sul feudo; alla sua morte, la
contessa sposa in seconde nozze il conte Ottavio Birago di Vische. Il feudo viene
amministrato dalle due famiglie fino alla fine del seicento.
A partire dal XVII secolo, le fonti documentarie cominciano ad essere più abbondanti: in particolare nell'archivio comunale sono conservati i manoscritti degli Ordinati del Consiglio Comunale, a partire dall'anno 1648. Anche negli archivi di stato e della Curia Arcivescovile di Torino troviamo documenti importantissimi: soprattutto degni di menzione sono le visite pastorali e gli "Stati delle Anime" da cui si ricava la situazione della Parrocchia, riguardo ai beni immobili, mobili, nonchè riguardo agli abitanti del Feudo di Caccia. Dai manoscritti delle due visite pastorali del 1624 e 1632 risultavano esistere la chiesa parrocchiale di San Grato, ormai vetusta, la cappella campestre di San Rocco, le due antiche chiese cimiteriali di San Lorenzo e Santa Maria della "Stella" al Truc, la cappella dei Santi Tiburzio e Martino in borgata Giordanino. Uno "stato delle Anime" del 1670 ci informa che gli abitanti del Feudo erano 405. Nei secoli successivi, tale numero crescerà progressivamente, fino ai 660 ricordati nella visita pastorale del 1744, agli 855 nel 1865.