Home page | Angoli di storia
Menù di navigazione

Area contenuti

 

Il Comune di La Cassa, come mostrano i dati statistici, si è progressivamante ingrandito in termini numerici di popolazione negli ultimi vent’anni.

A beneficio della popolazione lacassese che si è trovata ad emigrare recentemente a La Cassa vogliamo creare uno spazio che oltre della storia antica, doviziosamente raccolta e raccontata dal Gruppo Storico lacassese, ci parli anche della storia recente, di quella più vicina a noi.

Il tutto per spiegare che il nostro paese non è frutto del caso, al contrario, è il risultato di una serie di eventi che donne e uomini di molte generazioni hanno vissuto e per i quali, nei periodi più tristi della nostra storia italiana, sono stati disposti a morire.

 

“Eravamo tutti asini uguale. La terza e basta” (anno 1905), fonte Novecento nel villaggio di Giancarlo Chiarle

Alcuni intervistati di La Cassa trasmettono, nella loro semplicità ed immediatezza, il colore del tempo: le difficoltà dell’apprendimento, la ruvidezze del “metodo” pedagogico, la povertà dell’abbigliamento e degli arredi, i tratti grotteschi di qualche maestro di paese.
Negli anni della fanciullezza di Maria Rolle, classe 1905, qualcuno di La Cassa andava già in fabbrica, ma “nessuno studiava”:

A La Cassa c’erano due pluriclassi, prima-seconda, terza-quarta, maestro e maestra. “C’erano due gabinetti, sempre sporchi”. Nell’aula c’era la lavagna, i banchi, il “tavolino” del maestro e la lunga bacchetta per dare le “stecche” sulle dita. Non c’erano cartelloni murali. Il calamaio era fissato al banco, ma ci si sporcava sempre d’inchiostro. Gli scolari non portavano grembiuli, erano “vestiti come a casa”. L’orario era diviso tra mattina e pomeriggio. Si facevano i compiti a casa, sul “libro” c’era tutto quello che serviva. I maestri venivano da Caselette e si fermavano in paese tutta la settimana. Erano già un po’ d’età: “Ma piantavano certe patele sulle dita, con la bacchetta!!”

L’unico libro in casa era quello di scuola. A volte il padre leggeva il giornale, non guardava i compiti perché lavorava. Tanto meno la madre. Lei faceva i compiti, ma ..altro che studiare! Doveva cullare il fratellino e il bailòt:

“Io avevo il fratellino piccolo da cullare. Mia madre aveva preso un bailòt [lattante a baila]: mi metteva in mezzo alle due culle, cullavo da una parte e dall’altra….”

Maria Tuberga, classe 1911:

“Il maestro era uno che non perdonava, e allora eri sempre in castigo. Le botte che dava…gli schiaffi volavano. Una volta mi hanno fatto stare a casa a guardare il fratellino piccolo. Tre volte il maestro mi ha mandata a chiamare perché andassi a scuola! Alla terza volta sono andata. Quando sono arrivata me ne ha dato una batua… e mi ha dato il quaderno di bella perché scrivessi. Ma io invece di scrivere scarabocchiavo, perché avevo le orecchie che bruciavano”.

Piero Giordanino, classe 1912. La campanella scandiva gli orari, mattina e pomeriggio: dalle 8 alle 11 e dalle 14 alle 17. D’estate si usciva mezz’ora prima per andare al pascolo: “Arrivavi a casa, avevi già le vacche in cortile, ti davano il bastone in mano ed andavi a pascolare”. Giovedì festa.
Mezza giornata la settimana le bambine più grandi andavano dalla maestra a fare il “lavori donneschi”. Il maestro andava a bere dal tabaccaio, a “bagnarsi la parola”, un mezzo al mattino e uno a mezzogiorno. Lui era bravo in aritmetica e storia: ricorda bene gli “eroi romani”, la storia del risorgimento. In geografia si orientava poco. Il maestro gli fa fare “un po’ di quinta”.
Il ricordo dell’esame di quarta è ancora molto vivo. Il tema lo ricorda a memoria:

Tema: Un ciclista informa l’amico di un brutto caso toccatogli e lo prega di un favore.
SVOLGIMENTO: Carissimo amico, per evitare il cozzo di una vacca fermatasi proprio nel bel mezzo di una strada mentre mi recavo a Ciriè, passai sopra il ciglio del fosso la cui sponda cedette. Ed io con la mia bella bicicletta andai a ruzzoloni. Per fortuna me la cavai senza gravi disgrazie. Restai solo sconfitto nella mano destra e strappai i calzoni nuovi. Ma la peggio toccò alla bella bicicletta che si ruppero due raggi, strappai il freno e si contorso il manubrio con la sella. Ti par poco? Domani approfitterò per mezzo del conducente e la manderò dal meccanico tuo cugino. Raccomandaglii che le faccia una riparazione coscienziosa e quando verrò a prenderla passerò da te per raccontarti delle cose che ti faranno ridere non poco. Per l’occasione gradisci i saluti del tuo carissimo amico”.

Fondazione della Società Filarmonica di La Cassa

"...Non c'è lampo senza tuono, non c'è festa senza suono.."

Secondo la tradizione locale, la Società Filarmonica di La Cassa viene fondata nel 1887 per iniziativa del maestro Marcellino Giordanino, che raduna alcuni giovani lacassesi già attivi come suonatori nelle bande di altri paesi. I primi documenti risalgono al 1924. Nel 1932, alla morte di Giordanino, gli subentra come maestro Battista Bonino. Di due anni successivi è la prima bandiera del sodalizio, ancora conservata, che reca la data dell'anno di fondazione. Nel 1936 la filarmonica conta 33 elementi. Il regolamento è severo: chi non partecipa alle prove o ai servizi deve pagare ammenda. Dopo un periodo di offuscamento la banda sarà rifondata nel secondo dopoguerra dal maestro Giuseppe Bonino.

fonte "Novecento nel Villaggio" di Giancarlo Chiarle

 

I caduti delle due Grandi Guerre

TUTTI I CADUTI LACASSESI DELLE DUE GUERRE >>>

Il trasferimento del centro di La Cassa

…..La situazione più critica è quella del centro di La Cassa, lambito dalla Ceronda.
Fin dalla metà del ‘700, quando l’agricoltura è molto prospera, il problema è conclamato.
Nel Basso, dice la relazione dell’Intendente, “si respira un’aria piuttosto dannosa che salubre, vedendosi tutti questi abitanti palidi in facie, con colore terreo, e poco bene stanti” Il problema nasce dal ristagno delle acque del Ceronda e dall’”alto ripaggio” che “toglie nel miglior tempo i raggi solari”.
Nel 1670 secondo uno stato d’anime, il Basso ha 166 abitanti e 57 ne ha Giordanino. Nel 1745 una mappa catastale evidenzia già l’incremento dell’abitato di Giordanino, che evidentemente continua nei decenni successivi se nel 1773 si decide di ampliare la cappella di borgata dedicata a S. Tiburzio.
A inizio ‘800 il trasferimento della popolazione è già praticamente compiuto: nei registri del catasto napoleonico, Giordanino conta una settantina di abitazioni, mentre il vecchio capoluogo fatica a raggiungere una ventina di edifici, metà case rurali e metà catapecchie o case in rovina (“masures”). Nel 1841, riferisce una visita pastorale, Giordanino è di gran lunga la borgata più popolosa, vi abita una quarantina di famiglie, tutte con notevoli disponibilità fondiarie.
Nei decenni del secondo ‘800 il trasferimento del capoluogo viene ad intrecciarsi  con le vicende della cotruzione della grande riserva di caccia della Mandria da parte di Vittorio Emanuele II.
Una parte del territorio comunale viene inglobata dal muro di cinta della tenuta reale che si incomincia a creare dal 1861.
In territorio di La Cassa tra il 1861 e 1865 vengono acquisiti 454 ha, più di un terzo della superficie complessiva, concentrata nella zona delle Vaude, al di là della Ceronda, dove si trovano, con prati, campi, vigne e boschi, anche alcune cascine.
Il sovrano acquista inoltre la grande tenuta di Pralungo ed alcuni immobili di Giordaninoda utilizzare in permuta con il Comune per incentivare la cessione di strade  e beni comunali.
E’ attraverso una permuta  con il nuovo augusto “comproprietario”che nel 1872 il Comune acquisisce l’edificio da destinare a sua nuova sede, con annessi i locali per la canonica e le scuole.
Il trasferimento  del municipio avviene nel 1873. Come dice la delibera consiliare del 19 maggio, Giordanino è la borgata “ più popolata…e più concentrica” mentre nel Basso sono rimaste tre famiglie, una quindicina di persone in tutto. Da qualche tempo anche il parroco Don Carlo Terando per motivi di salute si è trasferito a Giordanino, avendo ottenuto l’autorizzazione a svolgere le funzioni nella cappella di S. Tiburzio. A Giordanino si sono trasferiti anche il maetro e la maestra.
Sindaco ed amministratori sono (quasi) gli  ultimi ad abbandonare il Basso, dove rimane, pe cause di forza maggiore, solo il mugnaio.
Un Regio Decreto del 19 ottobre 1873, firmato da Vittorio Emanuele II, ufficializza il provvedimento.

Fonte:  “ Novecento nel Villaggio” storia della Val Ceronda e Casternone di Giancarlo Chiarle

L'asilo di Via Fila

Il primo appuntamento con la storia lo vogliamo dedicare ad uno degli edifici simbolo della nostra comunità, che oggi è “contenitore” di idee e pensieri provenienti da tutto il mondo e ieri è stato prima accogliente spazio per l’infanzia dei bambini lacassesi e poi luogo di incontri spirituali.

Parliamo della casa di via Fila 4 attuale sede della Biblioteca Comunale, ma nota a tutti i lacassesi come “l’Asilo ‘d via Fila”.

Il materiale gentilmente messo a disposizione da parte di un cittadino ci trasporta ad altri tempi. Lo stesso modo di scrivere ci fa pensare ai giornali od ai cinegiornali d’epoca..

E’ la nostra storia……

 

_________________________________________________________________________________________

 

FONDAZIONE DELLA SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO DEL TRUCCO DI MIOLA

....correva l'anno 1889.....fondazione della Società di Mutuo Soccorso del Trucco,

“…Nel 1889 nascono le società di Mutuo Soccorso di La Cassa e Val della Torre.
…Le società di La Cassa e Val della Torre sono assai simili, quanto a dimensioni e composizione sociale,a quella di Givoletto: poco numerosi i soci, reclutati in campo agricolo e in quello industriale, scarso il capitale. La “Società Agricola Operaia” di La Cassa, fondata il 5 maggio, ha 67 soci e 400 lire di capitale. Ha sede in frazione Trucco di Miola ed è quindi espressione di una parte sola del paese, che tradizionalmente rappresenta il polo alternativo al capoluogo Giordanino. Presidente è Giuseppe Miola, vice Giacomo Rolle. Nel 1894 i soci sono scesi a 53, e nel 1904 a 22, mentre il capitale sociale è rimasto invariato. A quest’ultima data non ha ancora ottenuto il riconoscimento giuridico richiesto fin dal 1892. Nel 1903 partecipa all’inaugurazione della bandiera della Società di Givoletto. Del 1907 è il primo regolamento conservato, del 1919 un regolamento successivo. …”

Fonte:  “ Novecento nel Villaggio” storia della Val Ceronda e Casternone di Giancarlo Chiarle


Piè di pagina